Pertini il primo populista …

Oggi si polemizzerebbe sull’uso di un volo di stato per andare a vedere una partita. Gli stessi che contestano per questo Salvini.o Renzi o La russa, ancora oggi incoerentemente postano le foto del padre del populismo italiano. Sandro Pertini, che mai prima di allora, si era interessato di calcio ma che doveva saltare sui carri dei vincitori come tre quarti della stampa e il 90% dei politici.

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Telefonami tra vent’anni

Questa canzone, non sapevo perchè ma già 37 anni fa mi piaceva molto… Adesso ad oltre 50 anni, forse l’ho capita …  forse la chiave sta in quell’idea, di non fermarsi mai, di muoversi, serenamente, senza frenesie, ma sempre vispi, sempre in giro, sempre allo stesso tempo coerenti ed un po innovativi…. ecco perché inconsciamente mi rimbombava durante il mio viaggi in Patagonia, straniero ed al tempo stesso di casa in un gruppo di 40 latinoamericani….
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Ritorno a Barcellona (con photo album)

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Marzo 1986: primo viaggio a Barcellona, con un gruppo ed una organizzazione con cui poi vivrò 14 anni piu’ o meno intensi di vita , di illusioni e successive disillusioni .
2001: da quella organizzazione cattolica me ne stacco di fatto in modo definitivo. E nel tempo la stessa fede diventa sempre più blanda, azzerandosi soprattutto nella pratica .
Marzo 2016: ritorno a Barcellona.

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Quando c’era la Lira: non sembrava ma era una schifezza di mondo…

Quando c’era la lira negli anni ’80-90 , per recarti in Francia dovevi fare la carta di identità, dovevi procurarti la valuta, i “franchi”, prenotandoli in banca in quantità limitata all’equivalente di poche centinaia di euro, salvo motivare il motivo del viaggio e sempre pagando una pesante commissione alla banca.
Le lire all’estero non valevano nulla, altro che pagare con l’euro in un negozio in una zona tropicale al confine tra Argentina e Brasile, o in un bar dal tetto di frasche come successo a me sulla strada che dall’Argentina passi in Cile.
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Notte prima degli esami

Trent’anni fa in questi giorni, preparavo gli esami di maturità.

Era una calda estate e per questo motivo, ma anche pr favorire la concentrazione, studiavo di notte.

Non c’era internet, le TV non trasmettevano quasi mai di notte.

Con in sottofondo qualche stazione radio mi barcamenavo tra Manzoni e il circuito a transistor a collettore comune, tra una poesia del Carducci e un amplificatore operazionale.
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