“I guardiani del mare” – di Arthur Clarke

Mare clarcke

Niente da fare. Alla fine Clarke riusciva sempre a rovinare i suoi capolavori. Un libro che casca a fagiolo e lo spiego al fondo di questo articolo in questi giorni di manifestazioni ecologiste nel nome della strumentalizzata ragazzina svedese. Però il romanzo, è comunque avvincente

Il Nome di Arthur Clarke è noto al grande pubblico non solo degli appassionati di Fantascienza ma anche di cinema. Esso viene infatti associato a quello di Stanley Kubrick e al film “2001 Odissea nello Spazio”

Spiego il romanzo con l’introduzione del curatore della Collana “Urania” nel quale fu pubblicato nel 1962 , poi speigo perché alla fine rovina tutto.

Un uomo nello spazio che non può più staccarsi dalla Terra, che non può più guardare il vuoto perchè una spaventosa avventura gliene ha dato il terrore. Un uomo del mare che vive nel ristretto mondo della sua Subvedetta immersa in quell’altro immenso e imprevedibile mondo che è l’oceano.

 E le creature del mare, gli abissi del mare, i pericoli sempre presenti nel mare, e sempre pronti a ostacolare l’uomo che nel futuro immaginato da Arthur Clarke dipende dal mare, e a contestargli il diritto di percorrere le sue profondità per ricavarne il cibo che gli serve per sopravivere. E l’astronauta che ha paura dello spazio troverà nella sfida continua dell’elemento liquido un nuovo scopo alla sua vita, ma prima di affrontare coscientemente l’ignoto dovrà vincere la diffidenza dei compagni, strani cow-boy delle acque, e vincere se stesso. Questo, secondo Arthur Clarke, il mondo del ventunesimo secolo, e questi gli uomini che hanno offerto allo scrittore-scienziato ampia materia per un romanzo rigorosamente fantascientifico.”

E’ la parte finale del libro a lasciare perplessi. Se da un lato è attualissimo l’argomento che contrappone vegetariani a carnivori (qui tra la “sfida” e tra consumatori di plancton e di carne di balena, che sostituiscono le moderne soia e carne di mucca), nel finale del libro Clarcke fa entrare in scena un ridicolo personaggio, una sorta di Dalai Lama scozzese, capo buddista dello Si-Lanka dove era trapiantato e personaggio influente nei mass media, che manda all’aria l’economia mondiale basata sul consumo di carne di balena in un futuro non troppo lontano.

Ridicolo perché è evidente il tentativo puerile di Clarke, già trasferitosi da pochi anni in quella che all’epoca è nota come “Ceylon” ed appena avviciatosi alla filosofia buddista di immedesimarsi in questo personaggio. Insomma Clarke sognava di essere il modello di capo religioso di una religione appena da lui scoperta.

Ridicolo perché puerile che un servizio televisivo cambi profondamente il modo di vivere di miliardi di persone in pochi anni o mesi.

Clarke farà di peggio perdendosi in molti libri in polemiche contro la religione a scapito di bellissime trame. Ma resta un grande scrittore. Da non prendere troppo sul serio quando si mette a fare il sociologo.

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