L’ eco di uno sparo

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“La mia è una vicenda comune a molte famiglie, ma poche hanno voluto affrontarla. Io penso che abbiamo un debito nei confronti della storia e mi sembra molto umano volerlo assolvere. Quindi mi sono buttato a ripercorrere la storia di questo sparo, di quello che c’è stato prima e dopo”

29 febbraio 1944 due uomini procedono in bicicletta su una strada secondaria non asfaltata nelle campagne di Reggio Emilia. E’ una pomeriggio invernale ormai ora buia.  All’improvviso uno di loro viene raggiunto alle spalle da quattro colpi di arma da fuoco. . I tre sparatori fuggono. Il morto si chiama Ulisse; è uno squadrista, Sciarpa del Littorio, ha partecipato alla Marcia su Roma, segretario politico del Fascio di Campegine. Ad ammazzarlo sono stati i GAP, Gruppi di Azione Patriottica. 

Un episodio della guerra civile che dilaniò l’italia nel 1943-45, ma più probailmente in tutto il XX secolo. La storia viene raccontata dal nipote di Ulisse, Massimo Zamboni , hce del suo nonne materno a scoperto ad oltre 50 anni la storia, 

Massimo Zambini è un personaggio particolare. E’ stato il chitarrista di un gruppo musicale epico ma anche della cultura alternativa italiana degli anni 80, i “CCCP fedeli alla linea” , gruppo punk filosovietico e poi del “Consorzio dei Suonatori Indipendenti”. 

Senza abiurare nulla, ma senza neanche chiudersi a riccio dietro maschere ideologiche, senza vergognarsi di quella che in alcuni ambienti potrebbe essere una “macchia” indekebile, l’autore racconta una storia del novecento italiano, di quella spaccatura tra “rossi” e “neri” che divise il nostro paese ed in particolare l’Emiila. 

Un libro che senza essere un thriller, ti inchioda a leggerlo.

zamboni

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